TERAMO – Nel primo pomeriggio di ieri, i Carabinieri del Reparto Operativo di Teramo assieme ai colleghi delle Stazioni di Offida (Ascoli Piceno) e Monsano (Ancona), hanno arrestato, ponendoli ai domiciliari, due cittadini cinesi, un donna di 58 anni e un uomo di 40, in regola con i documenti di soggiorno. L’ordinanza di custodia cautelare è il frutto delle attività d’indagine, sviluppate dal personale del Nucleo investigativo e dirette dalla Procura della Repubblica di Teramo, dopo l’arresto di un cittadino cinese del 26 anni, scoperto all’interno di un capannone nelle campagne di Civitella del Tronto, il 19 luglio scorso, intento a coltivare 600 piante di marijuana. In quell’occasione ad attirare l’attenzione dei Carabinieri fu sia l’impianto di condizionamento immotivatamente sempre acceso di quel capannone che il forte odore tipico della marijuana che si diffondeva nell’aria. Un articolato impianto elettrico alimentava un sistema di aereazione, di illuminazione e di irrigazione, agevolando la coltivazione della marijuana nelle 4 stanze in cui i circa 350 mq del fabbricato, erano stati suddivisi. Addetto alla vigilanza del sito ed al controllo sul corretto funzionamento degli impianti allestiti, era proprio il cittadino cinese arrestato in flagranza, che risultò clandestino sul territorio nazionale e domiciliato proprio all’interno del capannone. La complessità dell’organizzazione alla base della coltivazione all’interno del capannone, ha da subito lasciato supporre che il cinese arrestato non poteva aver messo in opera quell’attività da solo. Le indagini hanno permesso di fare luce su di una vera e propria organizzazione, formata da cittadini cinesi che avevano individuato l’area rupestre lontano da occhi indiscreti, dove dar vita a serre finalizzate alla coltivazione di piante di marijuana. I militari accertavano che ad affittare la struttura era stato il cittadino cinese residente a Monsano, in provincia di Ancona, e a suo nome risultavano intestate le forniture di elettricità e acqua. Mentre la donna di origini cinese, residente ad Offida da molti anni, dall’ottobre del 2017 si era occupata dapprima di reperire il capannone, sottoscrivere il regolare contratto di affitto con un mediatore del luogo, per poi provvedere al pagamento mensiledel canone di locazione, attraverso bonifici postali di 800 euro, agli ignari proprietari del capannone in disuso da molti anni, che risiedono in provincia di Cuneo. Inoltre, ad aggravare la posizione dei due arrestati, vi è anche la circostanza riscontrata durante un accurato sopralluogo che, questi, accanto ai contatori di energia elettrica ed acqua, regolarmente intestati ed allacciati, avevano realizzato condutture parallele allacciate fraudolentemente ad altre utenze, poste nei pressi del capannone, così da poter usufruire di maggiori erogazioni truffando le società fornitrici dei servizi, per un danno stimato da ENEL di oltre 15mila euro. Il Gip, nell’ordinanza applicativa delle misure eseguite, stigmatizza come la realizzazione di questo modello di piantagione, per estensione e contenuti tecnici ha pochi precedenti nella storia giudiziaria del Tribunale di Teramo, con la peculiarità che tutta l’organizzazione della coltivazione è stata ideata ed attuata in tutte le sue fasi da cittadini di origine cinese.
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