VIDEO / Morte di Fabiana: l’amico che telefonò ai Cc per discolparsi è l’unico indagato

Il caso della 46enne il cui corpo fu trovato in campagna a Giulianova: Il 50enne albanese è accusato di spaccio, morte in seguito ad altro delitto e tentativo di soppressione di cadavere. Lo incastrerebbe anche il Dna che tentò di far scomparire bruciando le parti intime. Ma forse eviterà l’arresto

GIULIANOVA – Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Fabiana Piccioni, mentre in città circolavano i nomi dei probabili sospettati, aveva telefonato ai carabinieri per dichiararsi estraneo alla vicenda: volevo chiarire che era partito per la sua terra d’origine, l’Albania, non per sfuggire a un eventuale provvedimento della magistratura, bensì per motivi di lavoro.

Oggi a distanza di questi tre mesi dal tragico pomeriggio del 9 gennaio, quando ci fu il ritrovamento, in via Cavoni, del cadavere della 46enne giuliese Fabiana Piccioni, è lui l’unico indagato. Ma non sulla base delle dicerie, della vox populi che pure voleva coinvolti anche altri personaggi locali, ma di elementi che fornirebbero “un’ampia convergenza su di lui”, quale ultima persona con cui Fabiana avrebbe trascorso le ultime ore della sua vita.

Riletta a distanza di tempo e con gli elementi in mano ai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo e della compagnia di Giulianova, quella telefonata risuona come un maldestro tentativo di confondere le acque terribilmente fallito come è fallito anche quello, altrettanto disperato, di dare fuoco al cadavere soprattutto nelle parti intime: il timore che potessero rilevare tracce del suo Dna non è stato scongiurato, perché oggi è proprio su un Dna che i Ris dei carabinieri stanno lavorando e basano buona parte delle accuse su questo 50enne albanese che a Giulianova si occupa di pulizie.

La conferenza stampa di oggi, condotta dal procuratore capo Ettore Picardi e dal comandante provinciale dei carabinieri di Teramo, colonnello Pasquale Saccone, con il capitano Antonio Trombetta, comandante del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Giulianova, è stata indetta per cristallizzare il momento dell’iscrizione sul registro degli indagati dell’albanese con l’ipotesi di spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni o morte a seguito di altro delitto, tentativo di soppressione di cadavere. Reati che al momento evitano l’arresto all’indagato (particolare già chiarito all’esito dell’autopsia, che ha attribuito il decesso della donna a un mix di droghe e non vittima di un omicidio) ma che disegnano bene il contesto del tragico fatto. Picardi e Saccone, ribadendo che si tratta di esiti parziali dell’indagine – complessa e complicata anche dal clima ostile cui sono andati incontro i carabinieri in questi tre mesi, soprattutto per l’intreccio di rapporti di Fabiana e dell’amico albanese in un sottobosco sociale dove gira molta droga -, hanno però voluto sottolineare che gli elementi raccolti finora (e corroborati anche della perquisizioni di questa mattina, anche. nel domicilio alle porte di Giulianova dell’indagato) sono forti e possono reggere le accuse.

IL PUNTO SULLE INDAGINI DEL COMANDANTE DEI CARABINIERI COLONNELLO SACCONE

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