Mensa dei poveri 'Multa Paucis', l'allarme: cresce il numero dei meno abbienti FOTO

TERAMO – Quello che era il pollaio dell’ex convento adesso ospita una cucina professionale, nel cortile posteriore, dove scorrazzavano animali, è sorta una centrale termica a norme e la piccola stalla adesso è una spaziosa e comoda sala mensa. Una copertura in legno lamellare permette il trasferimento dei cibi caldi e il colpo d’occhio è di una struttura che già da sé trasuda accoglienza, un caldo abbraccio. Sono quelli che i volontari dell’associazione ‘Multa Paucis’ offrono, dal giorno dell’Immacolata del 2014, ai poveri teramani. In quattro anni, grazie ai contributi solidali degli iscritti, oltre una quarantina, tutti impegnati a vario modo nel servizio di solidarietà, ma soprattutto di tante aziende e privati, è stato possibile aprire la mensa non più soltanto al sabato, ma anche per altri tre giorni alla settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, sempre a cena (a pranzo c’è il servizio offerto dalla Caritas diocesana), dalle 19. Su impulso del presidente Domenico Olivieri, del suo vice, l’avvocato Guerino D’Angelo Gallo, e della responsabile amministrativa Giovanna Pio e del tuttofare Luca Galiffa, questa organizzazione messa su a modello famigliare, è capace di fornire circa tra i 7 e gli 8.000 pasti all’anno, quasi due centinaia a settimana, per 11 mesi l’anno (la mensa è chiusa ad agosto). Una regola contraddistingue i volontari che offrono più di mano: il rispetto del silenzio e dell’anonimato, così come anonimi vogliono restare i tanti artigiani, imprenditori e aziende che ogni giorno contribuiscono con materie prime fresche a garantire pasti genuini e controllati. Qui ci sono volontari che si presentano per servire a tavola, lavare piatti e stoviglie, fare la spesa, pulire i pavimenti e la sala ristorante, preparare i cestini da asporto, accogliere e assistere i commensali: sono professionisti, dipendenti pubblici, artigiani e imprenditori. Ci sono anche universitari, che una volta a settimana si mettono a disposizione per servire cena, così come un gruppo di chef professionisti, esperti di volontariato e iniziative umanitarie, con specifica formazione superiore o di Croce Rossa, si mettono ai fornelli per fare sentire completamente a proprio agio, chi ha bisogno di una famiglia prima ancora che di un pasto.
E quando un’associazione come questa ha tanto lavoro, la riflessione che ne deriva non è certo positiva. “Nel corso degli anni – spiegano il presidente Olivieri e D’Angelo Gallo – sono aumentati i teramani che vengono a mangiare. E cresce il numero dei giovani che hanno famiglia e bimbi a carico, molti disoccupati ma anche tanti lavoratori che non arrivano più alla fine del mese”. Ma soprattutto tanta gente che si vergogna ad entrare e che spesso arriva fin quaggiù, in via Orto Agrario dietro al Santuario della Madonna delle Grazie, fermandosi dietro l’angolo, senza avvicinarsi: “Con gli anni abbiamo conosciuto anche le loro abitudini e ci preoccupiamo di preparare la cena anche per loro, che spesso lasciamo in un cestino – dicono gli associati di ‘Multa Paucis’ – e che loro ritirano in anonimato”. Il termometro della povertà e della crescita esponenziale delle famiglie teramane meno abbienti è offerto dal numero dei pasti da asporto che si preparano alla mensa dei poveri: sono una ventina, sui circa 80 pasti serviti ogni sera.